L'UNIVERSITA' POPOLARE VERSO IL TERZO MILLENNIO

L'Università della Terza Età ha introdotto nella popolazione anziana una nuova filosofia che, attraverso la cultura trae gli anziani dalla solitudine, stimola l'attività intellettuale, crea nuovi rapporti di amicizia e consente di mantenersi ancora parte viva di una società in continua trasformazione. Una società che mostra anche le sue contraddizioni: da una parte la ricerca di un benessere favorito da un continuo progresso tecnologico; dall'altra la difficoltà di consolidare principi etici che tendono a rispettare e valorizzare la vita dell'uomo dalla nascita alla vecchiaia. Non dimentichiamo che gli anziani costituiranno parte prevalente della società di domani.
Tra i tanti chiaroscuri di oggi l'Università della Terza Età getta uno sprazzo di luce e di speranza in un'età in passato negletta o poco considerata da un superficiale e vuoto efficientismo moderno. Essa costituisce una grande opportunità di crescita culturale, di vita comunitaria, di amicizia, di solidarietà che coinvolge docenti e discenti. Ma perchè l'Università della Terza Età possa svolgere i suoi programmi, attuare i suoi compiti, deve trovare il consenso ed il sostegno della pubblica amministrazione tanto statale, quanto regionale, provinciale e comunale. Non va dimenticato che il benessere della società di oggi è frutto non soltanto del progresso tecnologico, ma anche del lavoro delle generazioni che in passato molto hanno dato e poco hanno ricevuto. Generazioni avviate al lavoro molto presto che in parte non hanno frequentato la scuola o che hanno solo una licenza elementare. E' giusto e doveroso pagare un debito di riconoscenza tanto a lungo ignorato.
Dieci anni or sono l'Università della Terza Età dedicata a "Leonardo Barnaba" apriva le sue porte alla nostra Altamura. Ha incontrato entusiasmo e sostegno; c'è la necessità di sensibilizzare la cittadinanza verso questa meritoria istituzione e offrirle la possibilità di ulteriore sviluppo.
Questa Università ha il grande merito di dare agli anziani una nuova stagione conoscitiva; fare della vecchiaia una seconda vita, mettendo in atto una formazione permanente ed una presenza qualificante nella società. Come dice Benedetto Croce "non c'è parola fine nell'apprendere".

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