Da molti anni in Italia operano molte Università Popolari e della Terza Età. Esse hanno riscosso notevole simpatia, benevola accoglienza, legislazione di riconoscimento giuridico istituzionale. In questa grande civiltà si distinguono alcune regioni del Centro - Nord, mentre la Puglia si sforza ad adeguarsi e sta operandosi per legiferare e sostenere le sue, che sono numerose. Ci auguriamo che che a breve ci sia la garanzia necessaria per la sopravvivenza e, sopratutto, per la continuità e l'incremento.
Simili istituzioni, nate dall'ingegnosità della civiltà e sostenute dallo spirito del più nobile volontariato italiano, dovrebbero divenire creature statali come tutte le scuole di ordine e grado. L'uomo si istruisce e istruisce dalla nascita sino alla fine della sua vita terrena. L'istruzione come mezzo di socializzazione, di conoscenza, di lotta all'egoismo e della solitudine, non ha età, nè dovrebbe avere limiti e confini. Essa quando esplica tutte le finalità e raggiunge i più sublimi gradi di civiltà, non ha quelle qualifiche (istruzione di base di I e II grado, accademia, popolare) escogitate dai pedagogisti per motivi organizzativi. Infatti l'istruzione - educazione è unica, mentre differenti sono le informazioni - formazioni per esplicare attività. L'istruzione - educazione no deve mai essere definita popolare, aristocratica, della prima età, della terza età: essa ha tutti i connotati, deve essere permanente, costante e continua, si dovrebbe esplicare ovunque e dovunque. I Luoghi designati come Scuole e Università dovrebbero essere innanzitutto famiglie allargate, deputate a continuare un'azione già avviata nel nucleo familiare.
Le Università della III età sono e devono essere considerate istituti di istruzione permanente, capaci di accompagnare e guidare l'uomo sino alla fine. Esse devono essere in relazione e contatto con tutte le scuole di ogni ordine e grado, per una opportuna osmosi di conoscenze ed esperienze, di stimoli, di impegni diversificati. Oggi si additano i tanti problemi della società, si ravvisano le cause nella crisi della famiglia, nella caduta dei valori, nella disarmonizzazione delle tappe della vita e nella disincronia delle esperiene.
I pedagogisti si affannano a denunciare che i bambini sono privati dell'infanzia, socilogi denunziano che agli anziani si è tolto il ruolo del "pater et mater familias", del tutor della tradizione, del punto di riferimento dei figli e dei nipoti. Siamo in un contesto sociale disgregato, sfilacciato, sconnesso. Queste patalogie sociali si avvertono sopratutto nelle scuole, dove le nuove generazioni portano le informazioni e le esperienze acquisite dai mezzi della massificazione e dalle direttive edonistiche e del più becero consumismo.
In questo caos qualcosa si salva, ben poco in verità ma pur utile e necessario a non scardinare l'impianto della civiltà ereditata dalle età antiche.
Dove gli attori della terzà età vengono considerati ed apprezzati preziosa risorsa, si riscontrano buoni impianti familiari, capaci di offrire modelli di vita sociale ed armonica. Gli anziani che vivono in famiglia, che svolgono funzioni socialmente utili, che frequentano le Università della III età, che entrano nelle scuole come libro vivente della realtà vissuta, sono esempi di cività da imitare ed estendere ad ogni livello e ad ogni realtà. Se i bambini sono il "vivaio" del futuro, gli anziani sono il "bosco" per il presente e l'asse portante della società, che deve crescere all'ombra dell'esperienza, della compostezza, della saggezza, della meditazione, privilegi che non hanno e non possono avere le generazioni dei giovani, travolti dal frenetico vivere del sistema sociale ed economico contemporaneo.
L'anziano deve essere uno "strumento" di cultura ed un utente allo stesso tempo, perchè è il prezioso testimone del passato prossimo, ma è il ricco detentore di tradizioni, di esperienze, che lo fanno un "libro vivente" più efficente dell'ipertesto multimediale, modernissimo figlio della tecnologia informatica. Il nonno è un "ipertesto" fatto sopratutto, di calore umano, di sentimenti, di valori, e non solo un magazziono di informazioni e di risposte.
![]() |
![]() |